Restauro di statua in gesso Dr Lakra

Dr Lakra

“Jerónimo López Ramírez (nato nel 1972), noto come Dr Lakra, è un artista e tatuatore messicano con sede a Oaxaca. Oltre al tatuaggio, la sua arte comprende l’abbellimento di immagini e oggetti trovati, ad esempio bambole, vecchie illustrazioni mediche e immagini nelle riviste messicane degli anni ’50, con disegni macabri o in stile tatuaggio.”
Da Wikipedia
Intervista su Artribune

La statua restaurata, collezione privata Angela Missoni, è stata esposta nella mostra L’arte sulla pelle  presso il Mao di Torino nel novembre 2018

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Restauro di busto in gesso Quintino Sella

OGGETTO
Grande busto in gesso bianco raffigurante Quintino Sella
Altezza: 100cm  x 60 cm
Epoca: primi 1900
Il busto si trova nello scalone di ingresso del Comune di Biella

QUINTINO SELLA
Sèlla, Quintino. – Uomo politico (Sella di Mosso, Biellese, 1827 – Biella 1884).
Laureatosi in ingegneria a Torino (1847), prof. di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino (1852), poi di matematica in quella univ., nel 1860 entrò nella vita politica come deputato della destra del collegio di Cossato (Biella).
Più volte ministro delle Finanze (1862; 1864-65; 1869-73), si pose come obiettivo il pareggio del bilancio statale, imponendo a questo scopo una rigida politica di economie e non esitando a ricorrere a provvedimenti impopolari, come l’imposta sul macinato.
Anticlericale, contrario all’intervento a fianco della Francia contro la Prussia (1870), dopo la sconfitta di Napoleone III fu tra i più accesi sostenitori della presa di Roma e fu poi tra gli ispiratori della legge delle Guarentigie.
La sua attività, rivolta al perfezionamento dell’unità politica, economica e morale del Regno, fu versatile e molteplice. Sollecitò l’istruzione professionale; ideò le casse di risparmio postali; propugnò lo sviluppo delle miniere sarde e costruì la carta mineraria della regione; patrocinò il riscatto delle ferrovie dell’Italia settentrionale (convenzione di Basilea del 1875).
Non meno vasta e multiforme fu la sua attività scientifica. Restaurò l’Accademia dei Lincei (della quale fu socio nazionale dal 1872 e presidente dal 1874) allargandone gli interessi con l’istituzione della classe di scienze morali, storiche e filologiche e procurandole una sede storica a palazzo Corsini. Notevoli i suoi apporti nel campo della mineralogia, ove contribuì validamente allo sviluppo della cristallografia morfologica, chimica e descrittiva, studiò numerose specie minerali, delle quali talune nuove, e valorizzò i giacimenti minerarî sardi  incrementandone così lo sviluppo.
Degne di particolare nota sono le sue opere: Quadro delle forme cristalline dell’argento rosso, del quarzo e del calcare (1856), Studî sulla mineralogia sarda fatti nel 1855 (1857), Sulle proprietà geometriche di alcuni sistemi cristallini (1858), Sulle forme cristalline di alcuni sali di platino e del boro adamantino (1858), che gli procurarono fama internazionale.
Fondò la Società geologica italiana e, con B. Gastaldi e altri, il Club alpino italiano (1863).
A lui furono dedicati il minerale sellaite e il M. Sella nell’Isola Grande della Terra del Fuoco.

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Restauro di grande cornice con doratura a mecca

OGGETTO

Grande cornice in legno scolpito con volute e racemi floreali. La cornice è gialla con i fiori colorati, un falso storico effettuato in epoca recente.
Altezza: 130×100 cm
Epoca: metà 1600

MECCA (doratura a Mecca)    

La mecca, le cui notizie risalgono al primo rinascimento, è una vernice a base d’alcool, gomma lacca, resine naturali e ossidi, recentemente con colori all’anilina. La vernice è data sulla foglia d’argento, “brunita” con pietre d “agata”. Le pietre, una varietà di Calcedonio, sagomate, mola e lucidate in diverse forme, detti “brunitoi”, servono per spianare la foglia metallica e ad eliminare qualsiasi piega che si forma durante l’applicazione “a guazzo” oppure sul bolo se la doratura è “a missione”. L’applicazione della mecca, sulla foglia dopo la brunitura, “conferisce all’argento un’accentuata somiglianza all’oro”.
L’oro in foglie, per il suo costo, è impiegato per oggetti più raffinati. L’oro falso, il cosiddetto “orone”, è adoperato con oculatezza anche perché dopo poco tempo l’applicazione, in particolari condizioni ambientali, perde la brillantezza e si scurisce. L’argento in foglie meccato permette di ottenere varie tonalità di colore oro, secondo il dosaggio della vernice e dei diversi elementi cromatici della mecca. La tecnica della doratura a mecca, per i costi e per la “resistenza agli agenti esterni e in virtù della sua specifica impermeabilità ” (G.Leonetti), fu impiegata, in prevalenza, per gli oggetti meno pregiati o che erano adoperati con frequenza (cornici, sedie e mobilio in genere, stucchi) così come per i due candelieri di Frasso.
Fonte

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Restauro di grande cornice dorata, metà 1500, Monastero di San Gerolamo, Biella

OGGETTO
Cornice in legno dorata, epoca seconda metà 1500.
Doratura a guazzo, battuta con baccellatura, seguita da foglie di alloro ricorrenti contrapposte fermate al centro da legatura a forma di nastro legato. Motivo a gola culminante in riccioli pieni, gli angoli sono segnati da foglie di acanto. Profilo a baccellatura.
Misure: 130 x 117 x 20 cm.
Proprietà Monastero di San Gerolamo, famiglia Sella, Biella.
Fondato nel 1512 dal beato Giovanni Gromo sulla collina verso Chiavazza, il monastero di San Gerolamo è uno splendido esempio di architettura rinascimentale in territorio biellese.
È composto da un chiostro a due ordini di loggiati e da una chiesa a navata unica (in origine con pianta a croce latina). All’interno sono conservati un coro in legno e numerose decorazioni pittoriche di scuola lombarda. Nel 1864 il complesso fu acquistato dalla famiglia Sella.

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Restauro acquasantiera di Serpentiero il legno dorato e laccato

OGGETTO
Acquasantiera in legno dorato e laccato; l’oggetto ha una cornice dorata con volute, vasca nella parte bassa e angioletti nella parte alta e centrale. All’interno bassorilievo policromo raffigurante santo con aureola con in grembo una una pecora.
Altezza: 40cm
Epoca metà 1700, bottega dello scultore biellese Serpentiero.

STORIA
“La bottega dei Serpentiero

A partire dal Seicento, si distinse nella scultura in legno la famiglia dei Serpentiero di Sagliano, che per oltre un secolo e mezzo eseguì impegnativi lavori in molte chiese del Biellese. Il più famoso di questa dinastia fu Pietro Antonio (1732-1814), figlio di Carlo Gaspare, autore insuperato di Vie Crucis in altorilievo (Sagliano, Tavigliano, San Giuseppe di Casto), mobili di sacrestia e pulpiti (Sagliano, Miagliano), candelieri (Piedicavallo), confessionali, tabernacoli, crocifissi processionali, reliquiarî (Campiglia Cervo), portali e altre realizzazioni in molti comuni del Biellese.”
Tratto da Unione Montana Valle del Cervo La Bursch

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Restauro sediolina in legno Lenci, 1930

OGGETTO

Sediolina per bambini in legno laccato azzurro, sedile rosso, con disegno di elefante.
Altezza: 70cm
Lenci 1930
La ditta Lenci nasce nel 1919 a Torino per opera dell’artista tedesca Elena König, moglie di Enrico Scavini. Da subito Elena König viene attratta dal panno e dalla sua modellazione e, in una piccola bottega composta da pochi artigiani, inizia la produzione artigianale di bambole, animali in feltro e peluche, personaggi tratti da favole e piccoli portafortuna. Il  marchio di fabbrica depositato nei primi documenti è costituito da un fuso con intorno un filo avvolto a spirale, circondato dal motto latino: “Ludus Est Nobis Constanter Industria”
Il motto, coniato da Ugo Ojetti, (scrittore, critico d’arte, giornalista e aforista italiano, Roma 1871 – Firenze 1946) tradotto liberamente significa: “Il gioco è per noi continua attività”.
Questa frase, meglio di qualsiasi altra, rappresenta il filo conduttore dell’attività della Lenci.
I primi anni furono dedicati interamente alla creazione di bambole in panno. Alla produzione di bambole in panno, si aggiunse una produzione di mobili per camerette da bambini, lampade da tavolo, cestini da lavoro decorati con fiori di feltro e organdis, cuscini, abiti per bambini e costumi da carnevale.
In seguito Lenci cominciò la ben famosa produzione di ceramiche a colaggio.
Lenci, la manifattura
Beppe Garella e il mito delle ceramiche Lenci

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