Restauro di grande cornice con doratura a mecca

OGGETTO

Grande cornice in legno scolpito con volute e racemi floreali. La cornice è gialla con i fiori colorati, un falso storico effettuato in epoca recente.
Altezza: 130×100 cm
Epoca: metà 1600

MECCA (doratura a Mecca)

La mecca, le cui notizie risalgono al primo rinascimento, è una vernice a base d’alcool, gomma lacca, resine naturali e ossidi, recentemente con colori all’anilina. La vernice è data sulla foglia d’argento, “brunita” con pietre d “agata”. Le pietre, una varietà di Calcedonio, sagomate, mola e lucidate in diverse forme, detti “brunitoi”, servono per spianare la foglia metallica e ad eliminare qualsiasi piega che si forma durante l’applicazione “a guazzo” oppure sul bolo se la doratura è “a missione”. L’applicazione della mecca, sulla foglia dopo la brunitura, “conferisce all’argento un’accentuata somiglianza all’oro”.
L’oro in foglie, per il suo costo, è impiegato per oggetti più raffinati. L’oro falso, il cosiddetto “orone”, è adoperato con oculatezza anche perché dopo poco tempo l’applicazione, in particolari condizioni ambientali, perde la brillantezza e si scurisce. L’argento in foglie meccato permette di ottenere varie tonalità di colore oro, secondo il dosaggio della vernice e dei diversi elementi cromatici della mecca. La tecnica della doratura a mecca, per i costi e per la “resistenza agli agenti esterni e in virtù della sua specifica impermeabilità ” (G.Leonetti), fu impiegata, in prevalenza, per gli oggetti meno pregiati o che erano adoperati con frequenza (cornici, sedie e mobilio in genere, stucchi) così come per i due candelieri di Frasso.
Fonte

STATO DI CONSERVAZIONE

La cornice si presenta coperta da uno strato superficiale di vernice gialla ; i racemi sono verdi e le roselline rosse. Parte della vernice non ha coesione con la decorazione sottostante e si intravede la doratura a mecca.

La moda di ridipingere oggetti antichi in legno è molto comune ai giorni nostri, con tecniche quali, ad esempio il  decapé o shabby chic. Questa moda non considera l’oggetto sottostante, la sua storia e il suo valore ma punta solo all’aspetto esteriore. Essendo però una moda cominciano ad arrivare mobili e oggetti da ripulire da spesso incaute ridipinture che sempre più spesso utilizzano materiali non reversibili e che quindi creano danni ingenti.

RESTAURO

La prima fase del restauro è stata dedicata all’eliminazione della pittura superficiale. Infatti la cornice era stata ricoperta da una pesante colorazione gialla; I fiori e racemi ridipinti secondo una visione realistica degli stessi, con colori accesi e pronunciati.
Lo strato era molto spesso: in alcune parti veniva via meccanicamente con l’ausilio del bisturi perché non si era coeso con la doratura sottostante. Nella maggior parte della cornice invece ho dovuto usare alternativamente solvente nitro e sverniciatore usati ad impacchi. La vernice era molto resistente e ho dovuto rifare lo stesso procedimento svariate volte.
Dopo questo lavoro ancora erano presenti, soprattutto negli interstizi e nelle volute interne, molti frammenti di vernice che ho dovuto eliminare a piccoli segmenti, e con grande pazienza, con bisturi e con lavaggi nitro.
Per eliminare l’alonatura rimasta su tutta la superficie della cornice ho spruzzato il solvente nitro con l’ausilio di una pistola ad aria che ha agito a colaggio.
La superficie sottostante della cornice, ripulita dalla colorazione gialla, è rimasta argentata; in origine era dorata a mecca ma la vernice gialla aveva intaccato la mecca rendendola insalvabile.
Le lacune nella gessatura erano modeste rispetto all’intera superfice ; le ho colmate con gesso di bologna , bolo rosso e argento in foglia brunito. Piccole stuccature sono state eseguite con stucco a cera. D’accordo con il cliente si è deciso di lasciare la cornice con l’argentura originale senza procedere ad una nuova doratura a mecca.

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