Soldatini in cartapesta Confalonieri Chialù

OGGETTO
Soldatini in cartapesta della ditta Confalonieri Chialù di Milano.
H: 6 cm circa
Fondo firmato a stampo.

I soldatini sono realizzati in cartapesta su stampi; le figurine infatti sono uguali nei dettagli, anche se presentano differenti piccoli dettagli per la loro realizzazione finale a mano, che le rende uniche e diverse.
All’interno sono stati applicati dei fili di ferro come armatura per sorreggere la pasta.

I soldatini provengono da Confalonieri Chialù di Milano, la più importante fabbrica italiana di soldatini di cartapesta.

La ditta era situata a Milano; ha operato nel trentennio 1934-1967 realizzando soggetti che riproducevano figurine del periodo monarchico, fascista, della campagna d’Africa, di Spagna, soldati dell’esercito italiano, truppe inglesi. giapponesi e americane, statuine del presepe.
Il materiale usato era la cartapesta dipinta realizzata tramite calchi.

Maggiori informazioni sul sito Il Presepe Confalonieri

“Confalonieri Chialù. Soldatini giocattolo in cartapesta 1934-1967” edito da Edizioni il Masso delle Fate è il manuale adatto a chi fosse interessato al mondo dei soldatini italiani.

STATO DI CONSERVAZIONE
Le statuine si presentano con diverse rotture e mancanze. Il filo di ferro è evidente e in diverse parti, soprattutto nelle zampe del cammello, è torto, rendendo così la forma complessa.
Parecchie lacune di colore.

RESTAURO
Ho ricostruito le parti mancanti con Ceracell F in acqua su calco in Ceradent da originale ove possibile. Ove non possibile ho ricostruito seguendo la forma.
Dopo asciugatura, ho provveduto a carteggiare, rifinire con stuccatura fine con Ceracell G e nuovamente a carteggiare.
La ridipintura è stata eseguita con colori acrilici da modellismo Vallejo. Finitura nella parti ricostruite con vernice Vallejo.

Bozzetto per statua Alessandro La Marmora a Torino (1855)

OGGETTO
Bozzetto per la realizzazione della statua di Alessandro La Marmora in materiale composito verde scuro.
H: 80 cm

Il bozzetto, conservato presso Palazzo Ferrero La Marmora, è uno dei 10 bozzetti realizzati da diversi scultori su commissione del Comitato promotore per il monumento al generale Alessandro Lamarmora presieduto dal Marchese della Rovere, nel 1863, per la realizzazione di un monumento a Torino a celebrazione del generale, dopo la sua morte avvenuta per morbo asiatico nel giugno del 1855.

Alessandro Ferrero della Marmora (1799-1855)
Fondatore dei Bersaglieri – Luogotenente Generale – Capo di Stato Maggiore 
Cavaliere di Malta (dal sito Lamarmora.net)

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Restauro di statua in gesso Dr Lakra

Dr Lakra

“Jerónimo López Ramírez (nato nel 1972), noto come Dr Lakra, è un artista e tatuatore messicano con sede a Oaxaca. Oltre al tatuaggio, la sua arte comprende l’abbellimento di immagini e oggetti trovati, ad esempio bambole, vecchie illustrazioni mediche e immagini nelle riviste messicane degli anni ’50, con disegni macabri o in stile tatuaggio.”
Da Wikipedia
Intervista su Artribune

La statua restaurata, collezione privata Angela Missoni, è stata esposta nella mostra L’arte sulla pelle  presso il Mao di Torino nel novembre 2018

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Restauro di busto in gesso Quintino Sella

OGGETTO
Grande busto in gesso bianco raffigurante Quintino Sella
Altezza: 100cm  x 60 cm
Epoca: primi 1900
Il busto si trova nello scalone di ingresso del Comune di Biella

QUINTINO SELLA
Sèlla, Quintino. – Uomo politico (Sella di Mosso, Biellese, 1827 – Biella 1884).
Laureatosi in ingegneria a Torino (1847), prof. di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino (1852), poi di matematica in quella univ., nel 1860 entrò nella vita politica come deputato della destra del collegio di Cossato (Biella).
Più volte ministro delle Finanze (1862; 1864-65; 1869-73), si pose come obiettivo il pareggio del bilancio statale, imponendo a questo scopo una rigida politica di economie e non esitando a ricorrere a provvedimenti impopolari, come l’imposta sul macinato.
Anticlericale, contrario all’intervento a fianco della Francia contro la Prussia (1870), dopo la sconfitta di Napoleone III fu tra i più accesi sostenitori della presa di Roma e fu poi tra gli ispiratori della legge delle Guarentigie.
La sua attività, rivolta al perfezionamento dell’unità politica, economica e morale del Regno, fu versatile e molteplice. Sollecitò l’istruzione professionale; ideò le casse di risparmio postali; propugnò lo sviluppo delle miniere sarde e costruì la carta mineraria della regione; patrocinò il riscatto delle ferrovie dell’Italia settentrionale (convenzione di Basilea del 1875).
Non meno vasta e multiforme fu la sua attività scientifica. Restaurò l’Accademia dei Lincei (della quale fu socio nazionale dal 1872 e presidente dal 1874) allargandone gli interessi con l’istituzione della classe di scienze morali, storiche e filologiche e procurandole una sede storica a palazzo Corsini. Notevoli i suoi apporti nel campo della mineralogia, ove contribuì validamente allo sviluppo della cristallografia morfologica, chimica e descrittiva, studiò numerose specie minerali, delle quali talune nuove, e valorizzò i giacimenti minerarî sardi  incrementandone così lo sviluppo.
Degne di particolare nota sono le sue opere: Quadro delle forme cristalline dell’argento rosso, del quarzo e del calcare (1856), Studî sulla mineralogia sarda fatti nel 1855 (1857), Sulle proprietà geometriche di alcuni sistemi cristallini (1858), Sulle forme cristalline di alcuni sali di platino e del boro adamantino (1858), che gli procurarono fama internazionale.
Fondò la Società geologica italiana e, con B. Gastaldi e altri, il Club alpino italiano (1863).
A lui furono dedicati il minerale sellaite e il M. Sella nell’Isola Grande della Terra del Fuoco.

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Restauro di grande cornice con doratura a mecca

OGGETTO

Grande cornice in legno scolpito con volute e racemi floreali. La cornice è gialla con i fiori colorati, un falso storico effettuato in epoca recente.
Altezza: 130×100 cm
Epoca: metà 1600

MECCA (doratura a Mecca)    

La mecca, le cui notizie risalgono al primo rinascimento, è una vernice a base d’alcool, gomma lacca, resine naturali e ossidi, recentemente con colori all’anilina. La vernice è data sulla foglia d’argento, “brunita” con pietre d “agata”. Le pietre, una varietà di Calcedonio, sagomate, mola e lucidate in diverse forme, detti “brunitoi”, servono per spianare la foglia metallica e ad eliminare qualsiasi piega che si forma durante l’applicazione “a guazzo” oppure sul bolo se la doratura è “a missione”. L’applicazione della mecca, sulla foglia dopo la brunitura, “conferisce all’argento un’accentuata somiglianza all’oro”.
L’oro in foglie, per il suo costo, è impiegato per oggetti più raffinati. L’oro falso, il cosiddetto “orone”, è adoperato con oculatezza anche perché dopo poco tempo l’applicazione, in particolari condizioni ambientali, perde la brillantezza e si scurisce. L’argento in foglie meccato permette di ottenere varie tonalità di colore oro, secondo il dosaggio della vernice e dei diversi elementi cromatici della mecca. La tecnica della doratura a mecca, per i costi e per la “resistenza agli agenti esterni e in virtù della sua specifica impermeabilità ” (G.Leonetti), fu impiegata, in prevalenza, per gli oggetti meno pregiati o che erano adoperati con frequenza (cornici, sedie e mobilio in genere, stucchi) così come per i due candelieri di Frasso.
Fonte

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Restauro di grande cornice dorata, metà 1500, Monastero di San Gerolamo, Biella

OGGETTO
Cornice in legno dorata, epoca seconda metà 1500.
Doratura a guazzo, battuta con baccellatura, seguita da foglie di alloro ricorrenti contrapposte fermate al centro da legatura a forma di nastro legato. Motivo a gola culminante in riccioli pieni, gli angoli sono segnati da foglie di acanto. Profilo a baccellatura.
Misure: 130 x 117 x 20 cm.
Proprietà Monastero di San Gerolamo, famiglia Sella, Biella.
Fondato nel 1512 dal beato Giovanni Gromo sulla collina verso Chiavazza, il monastero di San Gerolamo è uno splendido esempio di architettura rinascimentale in territorio biellese.
È composto da un chiostro a due ordini di loggiati e da una chiesa a navata unica (in origine con pianta a croce latina). All’interno sono conservati un coro in legno e numerose decorazioni pittoriche di scuola lombarda. Nel 1864 il complesso fu acquistato dalla famiglia Sella.

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