Restauro di grande cornice con doratura a mecca

OGGETTO

Grande cornice in legno scolpito con volute e racemi floreali. La cornice è gialla con i fiori colorati, un falso storico effettuato in epoca recente.
Altezza: 130×100 cm
Epoca: metà 1600

MECCA (doratura a Mecca)

La mecca, le cui notizie risalgono al primo rinascimento, è una vernice a base d’alcool, gomma lacca, resine naturali e ossidi, recentemente con colori all’anilina. La vernice è data sulla foglia d’argento, “brunita” con pietre d “agata”. Le pietre, una varietà di Calcedonio, sagomate, mola e lucidate in diverse forme, detti “brunitoi”, servono per spianare la foglia metallica e ad eliminare qualsiasi piega che si forma durante l’applicazione “a guazzo” oppure sul bolo se la doratura è “a missione”. L’applicazione della mecca, sulla foglia dopo la brunitura, “conferisce all’argento un’accentuata somiglianza all’oro”.
L’oro in foglie, per il suo costo, è impiegato per oggetti più raffinati. L’oro falso, il cosiddetto “orone”, è adoperato con oculatezza anche perché dopo poco tempo l’applicazione, in particolari condizioni ambientali, perde la brillantezza e si scurisce. L’argento in foglie meccato permette di ottenere varie tonalità di colore oro, secondo il dosaggio della vernice e dei diversi elementi cromatici della mecca. La tecnica della doratura a mecca, per i costi e per la “resistenza agli agenti esterni e in virtù della sua specifica impermeabilità ” (G.Leonetti), fu impiegata, in prevalenza, per gli oggetti meno pregiati o che erano adoperati con frequenza (cornici, sedie e mobilio in genere, stucchi) così come per i due candelieri di Frasso.
Fonte

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Restauro acquasantiera di Serpentiero il legno dorato e laccato

OGGETTO
Acquasantiera in legno dorato e laccato; l’oggetto ha una cornice dorata con volute, vasca nella parte bassa e angioletti nella parte alta e centrale. All’interno bassorilievo policromo raffigurante santo con aureola con in grembo una una pecora.
Altezza: 40cm
Epoca metà 1700, bottega dello scultore biellese Serpentiero.

STORIA
“La bottega dei Serpentiero

A partire dal Seicento, si distinse nella scultura in legno la famiglia dei Serpentiero di Sagliano, che per oltre un secolo e mezzo eseguì impegnativi lavori in molte chiese del Biellese. Il più famoso di questa dinastia fu Pietro Antonio (1732-1814), figlio di Carlo Gaspare, autore insuperato di Vie Crucis in altorilievo (Sagliano, Tavigliano, San Giuseppe di Casto), mobili di sacrestia e pulpiti (Sagliano, Miagliano), candelieri (Piedicavallo), confessionali, tabernacoli, crocifissi processionali, reliquiarî (Campiglia Cervo), portali e altre realizzazioni in molti comuni del Biellese.”
Tratto da Unione Montana Valle del Cervo La Bursch

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Restauro sediolina in legno Lenci, 1930

OGGETTO

Sediolina per bambini in legno laccato azzurro, sedile rosso, con disegno di elefante.
Altezza: 70cm
Lenci 1930
La ditta Lenci nasce nel 1919 a Torino per opera dell’artista tedesca Elena König, moglie di Enrico Scavini. Da subito Elena König viene attratta dal panno e dalla sua modellazione e, in una piccola bottega composta da pochi artigiani, inizia la produzione artigianale di bambole, animali in feltro e peluche, personaggi tratti da favole e piccoli portafortuna. Il  marchio di fabbrica depositato nei primi documenti è costituito da un fuso con intorno un filo avvolto a spirale, circondato dal motto latino: “Ludus Est Nobis Constanter Industria”
Il motto, coniato da Ugo Ojetti, (scrittore, critico d’arte, giornalista e aforista italiano, Roma 1871 – Firenze 1946) tradotto liberamente significa: “Il gioco è per noi continua attività”.
Questa frase, meglio di qualsiasi altra, rappresenta il filo conduttore dell’attività della Lenci.
I primi anni furono dedicati interamente alla creazione di bambole in panno. Alla produzione di bambole in panno, si aggiunse una produzione di mobili per camerette da bambini, lampade da tavolo, cestini da lavoro decorati con fiori di feltro e organdis, cuscini, abiti per bambini e costumi da carnevale.
In seguito Lenci cominciò la ben famosa produzione di ceramiche a colaggio.
Lenci, la manifattura
Beppe Garella e il mito delle ceramiche Lenci

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Restauro di basamento con venature in finto marmo

OGGETTO
Basamento in legno con volute e base di appoggio rotonda. La decorazione è a finto marmo di colorazione ocra gialla e terra di siena.
Altezza: 60cm.
Epoca metà 1700

L’uso della tecnica della decorazione finto marmo ha radici molto antiche; si trovano già infatti a Pompei esempi di colonne in legno dipinte ad imitazione del marmo che riescono ancora oggi a trarre in inganno sull’uso del materiale.
Questa tecnica viene usata per risparmiare tempi di lavorazione e costo del materiale: la lavorazione del legno per scolpire in questo caso il basamento con volute è minore rispetto all’uso del marmo. Lo stesso vale per il materiale: a parità di dimensione il legno costa molto meno del marmo.
Un’altra considerazione da fare è anche il peso: oggetti come quello da me restaurato ha una facilità di mobilità che il marmo non avrebbe.

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