Restauro di iscrizione funeraria in marmo, II sec.

Restauro eseguito nel luglio 1996, per conto della Soprintendenza Archeologica del Piemonte.

DESCRIZIONE

EPIGRAFE ROMANA

Il 24 aprile 1832, sradicando una pianta di gelso nell’antica regione di San Marcello, a destra della Dora, nella proprietà di Luigi Amapane, fu scoperta una tomba romana. Era formata da un pavimento di grandi mattoni di terracotta, detti linbes in piemontese, parti di pietre lavorate a lastra e il coperchio in marmo con iscrizione: conteneva ossa umane, un lume fittile, una brocca di terra, un altro più piccolo a forma di lagrimatoio e un piatto con lo scheletro di un pollo.

L’iscrizione funeraria (II secolo dell’Impero), in marmo violaceo proveniente dal Veneto, ricorda la bella Venusta, liberta di Lucio Cornelio e vedova di Publio Ebuzio figlio di Marco, della tribù Stellatina, fabbricante di chiodi e appartenente all’ordine degli Augustali. Il sepolcro comune è dedicato anche alla liberta Crescente e alla “delicatae” Murone, giovane schiavetta e probabile “trastullo” di Venusta. La lapide fu collocata, su indicazione del proprietario Antonio Riberi, in un vestibolo del Castello, poi ceduto all’Istituto Missioni della Consolata. Nel dicembre 1995 l’epigrafe romana, da anni già custodita nei locali della Biblioteca Comunale, veniva ufficialmente donata al Municipio di Alpignano.

Fonte

OGGETTO
Iscrizione funeraria, marmo violaceo proveniente dal Veneto, inserita dentro a una cornice di legno chiaro.
Altezza: 60 x 60 x 5 cm.
Epoca:II sec dell’Impero.
Si trova presso la Biblioteca Comunale di  Alpignano
Condizione giuridica al 1996: Padri Missionari della Consolata.

STATO DI CONSERVAZIONE
L’iscrizione è rotta in nove frammenti, tutti collocati sul lato sinistro,  con  diverse lacune.
La consistenza del marmo è buona.
Presenta sporco superficiale (polvere); incrostazioni nell’incavo delle lettere; è presente una macchia di materiale appiccicoso al tatto, simile a un vecchio collante, di colore nero.
Nei quattro lati coperti dalla cornice vi sono tracce di gesso misto a sabbia.

RESTAURO (come da scheda tecnica allegata al restauro)

PULITURA
Pulitura con tensioattivo decontaminante biodegradabile Contrad 2000, diluito in acqua al 3%, applicato a spruzzo con l’ausilio di spazzole leggere. Risciacquo con acqua distillata.
Pulitura meccanica con bisturi da piccole incrostazioni negli incavi delle lettere e da gesso misto a sabbia nei quattro lati e nella faccia inferiore. Pulitura con acetone applicato con cotone sulla macchia nera in basso a sinistra sulla lettera P.

CONSOLIDAMENTO
Consolidamento con  silicato di Etile EAS 40 applicato a pennello fino a completo assorbimento.

INCOLLAGGIO
Incollaggio con resina poliestere bicomponente Sprint, previo l’inserimento di perni in ottone crudo ( 6cm).

INTEGRAZIONE
Integrazione eseguita con gesso duro da ortodonzia Zeus Magicwhite caricato con terre naturali, ove necessario per la stabilità. La stuccatura è stata eseguita ribassata di 1mm rispetto al livello del marmo.

Finitura protettiva con cera microcristallina.

CONSIDERAZIONI FINALI

Restauro eseguito nel luglio 1996, per conto della Soprintendenza Archeologica del Piemonte.
Le stuccature nelle fessure sono state eseguite con lo scopo di limitare al minimo la dannosa penetrazione di inquinanti atmosferici. Ho scelto di colmare solo la lacuna centrale per motivi di stabilità dell’oggetto assemblato, evitando di colmare le altre non strutturali ma estetiche. Ho scelto inoltre, in accordo con la commitenza, di non incorniciare nuovamente l’iscrizione fino a definitiva collocazione.

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